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Arnaud Des Jarden – sulla paura di vivere

“Ciò che è veramente importante è che vi liberiate della paura di vivere.
Questa paura di vivere comporta due aspetti: da una parte la paura di tutto ciò che portiamo in noi stessi, dall’altra la paura delle situazioni concrete con le conseguenze a cui possono dare origine. La paura di vivere diviene ben presto paura di soffrire: meglio vivere meno per soffrire meno. Osservate, guardate, domandatevi se questo vi riguarda o no. Avete paura di vivere perché vivere significa assumersi il rischio di soffrire. Questa paura ha le sue radici nelle vostre esperienze passate perché più avete vissuto più siete stati infelici.E molto spesso nasce questa decisione, a volte inconscia, a volte molto cosciente: «Non voglio più soffrire così». Bisogna avere chiaro che, per chi è impegnato nel cammino della saggezza e vuole a poco a poco penetrare il mistero della sofferenza, è indispensabile assumersi il rischio di vivere e di soffrire.
Questa ricchezza di vita è stata abbondantemente condannata anche dagli insegnamenti spirituali che esaltano l’ascetismo, l’austerità, la rinuncia, il ritiro in un monastero o in una grotta d’eremita . Quindi, vi dibattete in un senso di soffocamento per il desiderio di condurre una vita vasta, una grande vita, una vita ricca di esperienza. Il rischio è che questa paura di vivere sia illusoriamente giustificata da un ideale spirituale.
Cerchiamo di essere innanzi tutto perfettamente naturali prima di aspirare al soprannaturale. «Colui che tradisce la terra non raggiungerà mai il cielo», questo famoso motto è eloquente.
Se mi ritiro a poco a poco dal mondo, realizzerò l’archetipo del saggio che ha rinunciato a tutto, immerso nella beatitudine del nirvana. Si tratta di un’immensa menzogna, frutto della negazione e della paura.
Cominciamo dall’inizio. Se desiderate raggiungere una spiritualità che non sia una caricatura, abbiate il coraggio di riconoscere tutta la forza vitale che esiste nel bambino e che in voi è rivolta contro se stessa.  Sono convinto che gran parte di ciò che attribuiamo all’avanzare dell’età derivi di fatto dalla repressione della forza vitale in noi, innanzi tutto da parte di chi ci educa, poi da parte dell’esistenza in generale, e infine da parte di noi stessi; e sono convinto che non si può divenire né un asceta né uno yogi se si soffoca questa forza vitale” (da L’audacia di vivere).

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Pubblicato in: Poesie

Continuerò ad essere

Domani,
continuerò ad essere.
Ma dovrai essere molto attento per vedermi.
Sarò un fiore o una foglia.
Sarò in quelle forme e ti manderò un saluto.
Se sarai abbastanza consapevole,
mi riconoscerai,
e potrai sorridermi.
Ne sarò molto felice.

Tich Nhat Hanh

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Pubblicato in: libri

Thich Nhat Hanh

 

Trasformare la sofferenza

Il grande segreto per vivere felici è riconoscere e trasformare la sofferenza, non fuggire da essa. Un proposito difficile da perseguire. Il dolore ci spaventa e la società in cui viviamo ci suggerisce molteplici scappatoie per non guardare in profondità ciò che ci tormenta. C’è chi per non sentire la sofferenza usa il cibo, chi si stordisce con la televisione, l’alcol o altri strumenti di distrazione di massa. Thich Nhat Hanh suggerisce di affrontare a viso aperto il dolore, fermarci, praticare il respiro consapevole e meditare, così da generare quell’energia necessaria per vivere a fondo la propria vita. “Quando impariamo come soffrire, soffriamo molto molto meno”, afferma il maestro zen, e viviamo in modo autentico la gioia come il dolore. Con la solita chiarezza e gioia, Thich Nhat Hanh mostra in queste pagine come affrontare con consapevolezza le ferite dentro di noi. In altre parole ci insegna l’arte della felicità.

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Pablo Neruda – Amore mio, se muoio e tu non muori

Amore mio, se muoio e tu non muori,
non concediamo ulteriore spazio al dolore:
non c’è immensità che valga quanto abbiamo vissuto.
Polvere nel frumento, sabbia tra le sabbie,
il tempo, l’acqua errante, il vento vago,
ci ha trasportato come grano navigante.
Avremmo potuto non incontrarci nel tempo.
Questa prateria in cui ci siamo trovati,
oh piccolo infinito! la rendiamo.
Ma questo amore, amore, non è finito,
e così come non ebbe nascita,
non ha morte, è come un lungo fiume,
cambia solo di terra e labbra.

 

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Metafisica dei corpi sottili

 

I sette corpi sottili, un ponte che conduce al Divino

Che cosa sono i corpi sottili dell’uomo?
I corpi sottili sono campi energetici originati dagli stadi di coscienza, addensamenti di energia che si formano per nucleazione e condensazione della sostanza eterica dell’universo. Tutti noi ne siamo composti ed è per mezzo di essi che possiamo fare esperienza degli stadi di coscienza ed esplorare le diverse dimensioni dell’esistenza. La concentrazione di questi campi energetici porta, infatti, alla formazione di campi più densi che possiamo definire campi energia-materia o onde di energia-materia. Ancor prima di incarnarci siamo dunque costituiti da una stratificazione di campi energetici interconnessi e comunicanti tra loro che possono essere così classificati:

1. Corpo Fisico
Il Corpo Fisico è il campo più interno di una stratificazione energetica a sette livelli. Esso dà forma alla sostanza corporea della materia vivente dalla quale si protende, al di là dei suoi confini definiti, costituendone una naturale estensione energetica. Le sue funzioni sono strettamente connesse agli aspetti fisico-biologici dell’esistenza e nel loro insieme regolano la sopravvivenza dell’individuo sul piano materiale. La parte più esterna del corpo fisico, quella membrana energetica che prende il nome di aura, ha la funzione di mettere in comunicazione la materia vivente con il mondo esterno. L’aura, con un comportamento non dissimile da quello di una spugna, tende ad assorbire tutte le energie presenti negli ambienti e provenienti da altri esseri viventi. La cessazione dell’attività biologica della materia vivente ha come diretta conseguenza l’istantaneo dissolvimento dell’aura e del corpo fisico.

2. Corpo Emozionale
Il Corpo Emozionale è il secondo dei sette campi energetici che compongono e circondano la materia vivente. La stretta contiguità con il corpo fisico lo rende instabile e soggetto a continue modificazioni interne. Le emozioni e la memoria emozionale di cui è costituito condensano enormi quantità di energia che deve essere continuamente rilasciata per garantire lo stato di salute dell’organismo. Il corpo emozionale è sostanzialmente legato al ciclo vitale della materia vivente e del corpo fisico e può sopravvivere al loro dissolvimento solo per un limitato periodo di tempo.

3. Corpo Psichico
Il Corpo Psichico racchiude in sé tutte le funzioni connesse alla sfera psichica dell’essere vivente. A parte le funzioni neurobiologiche, regola anche quelle “meta-biologiche”. Oltre agli scambi di energia delle trasmissioni sinaptiche, l’attività psichica è costituita sia da energia psichica pura, originata dallo stadio psichico della coscienza universale, sia da segnali psichici provenienti dallo spazio circostante, captati e ritrasmessi dal nostro corpo psichico, spesso in modo inconsapevole. L’attività del corpo psichico, oltre a generare il pensiero, contempla manifestazioni di particolari stati psichici come le forme-pensiero e la telepatia, che insieme rappresentano i più importanti strumenti di comunicazione umana.

4. Corpo Animico
Il Corpo Animico è la dimora del nostro Sé Superiore. Esso racchiude, infatti, tutta la nostra essenza spirituale rappresentata dall’anima nei suoi sette aspetti divini. Qui è contenuto tutto il nostro destino, il lungo cammino evolutivo della nostra anima. Noi siamo entità animiche e indipendentemente dalla nostra esistenza terrena viviamo su un piano spirituale, per tutto il ciclo di incarnazione, fino al ricongiungimento finale con la fonte divina.

5. Corpo Spirituale
Il Corpo Spirituale è l’energia trasformatrice connessa con lo Spirito di Dio, motore inesauribile di tutto il nostro essere. Esso è il fuoco sacro che, custodito in ognuno di noi, agita e scuote dall’interno la nostra esistenza terrena e che alla fine dei cicli di reincarnazione, dopo il ricongiungimento della nostra anima con Dio, continua a vivere, eterno, sotto forma di pura energia sottile. Il corpo spirituale rappresenta il nostro “paio d’ali”, protese verso il divino, per mezzo delle quali, quando l’anima e lo spirito sono in perfetta sintonia, possiamo innalzarci fino a contemplare la fonte di ogni creazione.

6. Corpo Divino
Il Corpo Divino, come quello spirituale, esiste al di là del tempo ed è l’ultimo dei corpi sottili di cui possiamo avere piena consapevolezza e padronanza durante la nostra esistenza incarnata. Esso è il ponte che ci permette di entrare in contatto diretto con Dio e con gli angeli e in quanto tale è la fonte purissima di ogni comunicazione angelica. Il contatto non avviene attraverso canalizzazioni di energia psichica, come spesso accade per molti presunti sensitivi e medium, ma si manifesta esclusivamente come verità interiore per mezzo dell’energia angelica: intima unione tra il Sé e l’Amore Divino.

7. Corpo Onnisciente
L’eterno Corpo Onnisciente, insieme al corpo spirituale e a quello divino, incarna la Trinità di Dio. A differenza di questi, però, non possiamo averne piena consapevolezza durante la nostra avventura terrena, anche se è possibile sperimentarne il riflesso, la traccia, che quello stato di coscienza produce sui nostri sensi. Questa particolare condizione di beatitudine genera sensazioni percepibili soprattutto sulla sommità del capo, sede di un importantissimo centro energetico. Ciò che si avverte, oltre a un senso di totale unione con Dio, è come una cascata d’energia che, penetrando dall’alto, inonda tutto il nostro essere. Questa è l’Estasi dei Santi, il Nirvana del Buddismo, la sublime esperienza che una volta vissuta è impossibile dimenticare.

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Agguati d’amore

In ogni caso la felicità è sempre dietro l’angolo: la felicità arriva all’improvviso, indipendentemente dalla situazione e dalle circostanze, tanto da sembrare spietata. È imprevedibile come lo sono le onde e il tempo. I miracoli sono sempre in attesa, senza far distinzione per nessuno.

Banana Yoshimoto (da Ricordi di un vicolo cieco)